L’aeromodellismo elettrico di oggi è sinonimo di motori brushless, batterie LiPo ad alte prestazioni e regolatori elettronici sofisticati. Ma non è sempre stato così. Prima della rivoluzione tecnologica degli ultimi vent’anni, i protagonisti dei cieli erano i motori a spazzole, veri pionieri del volo elettrico radiocomandato.
Le fotografie che accompagnano questo articolo riportano alla memoria un’epoca
che ha segnato la crescita dell’aeromodellismo moderno. Modelli leggeri, costruiti con cura in balsa o in espanso, equipaggiati con motori Speed 280, 300, 400 e 600, alimentati inizialmente da pacchi batterie NiCd e, successivamente, dalle più performanti NiMH.
All’epoca ogni grammo era prezioso. Le batterie erano pesanti, l’autonomia limitata e la potenza disponibile decisamente inferiore rispetto agli standard odierni. Per ottenere un volo soddisfacente era necessario progettare modelli estremamente efficienti dal punto di vista aerodinamico, con ali leggere e strutture curate nei minimi dettagli.
I motori a spazzole richiedevano anche una certa manutenzione. Le spazzole e il collettore si consumavano con l’utilizzo, rendendo necessaria una pulizia periodica e, dopo molte ore di
funzionamento, la sostituzione dei componenti usurati. Era normale smontare il motore dopo diversi voli per verificare lo stato delle spazzole, lubrificare i cuscinetti e controllare che tutto fosse ancora perfettamente efficiente.
Nonostante queste limitazioni, quei sistemi hanno permesso a migliaia di modellisti di avvicinarsi al volo elettrico. Erano gli anni in cui si iniziava a scoprire il piacere di decollare senza rumore, senza miscela e senza la manutenzione richiesta dai motori a scoppio. Un cambiamento che, lentamente ma inesorabilmente, avrebbe
trasformato il nostro hobby.
Molti dei modelli di quel periodo sono diventati autentici classici. Basti pensare ai piccoli trainer, agli alianti motorizzati e ai primi biplani elettrici che ancora oggi suscitano emozione quando vengono riportati in volo. Alcuni di essi, come il celebre Pico Tiger Moth della GWS, rappresentano vere e proprie icone di quella
generazione di aeromodelli.
Anche al GAT di Taranto non mancano gli appassionati che custodiscono questi piccoli gioielli della storia dell’aeromodellismo. Restaurarli, rimetterli in funzione e vederli nuovamente volare significa preservare una parte importante della nostra cultura modellistica, ricordando il periodo in cui ogni decollo era il risultato di esperienza, pazienza e tanta passione.
Guardando queste fotografie non si osservano semplicemente modelli d’epoca, ma si ripercorre un capitolo fondamentale dell’evoluzione del volo radiocomandato. Sono immagini che raccontano come, grazie ai motori a spazzole, sia stato possibile aprire
la strada alle tecnologie che oggi diamo per scontate.
Per molti modellisti quei piccoli motori rappresentano ancora un ricordo speciale: il rumore caratteristico degli ingranaggi, il profumo dell’elettronica appena messa in funzione, le batterie in carica la sera prima di una giornata al campo e l’emozione del primo decollo riuscito.
La tecnologia evolve, ma la passione resta immutata. Ed è proprio grazie a quei pionieri dell’aeromodellismo elettrico che oggi possiamo continuare a divertirci con modelli sempre più performanti, senza dimenticare da dove tutto è cominciato.


