Albert II: il primo mammifero nello spazio e la tragica missione del 14 giugno 1949

Il 14 giugno 1949 rappresenta una data fondamentale nella storia dell’esplorazione spaziale. In quel giorno, infatti, un razzo V-2 americano portò nello spazio il primo mammifero della storia, aprendo la strada alle future missioni biologiche che avrebbero preceduto il volo umano oltre l’atmosfera terrestre.

Il protagonista di questa impresa fu Albert II, una scimmia rhesus maschio (Macaca mulatta), scelta dagli scienziati statunitensi per studiare gli effetti del volo spaziale sugli organismi viventi. Il lancio avvenne dal poligono di White Sands, nel Nuovo Messico, ed era gestito dalla Alamogordo Guided Missile Test Base con il supporto della Holloman Air Force Base.

Per la missione venne utilizzato un razzo V-2, derivato direttamente dai missili tedeschi Aggregat 4 (A4), meglio conosciuti come Vergeltungswaffe 2, o semplicemente V-2. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, numerosi esemplari e tecnici tedeschi furono trasferiti negli Stati Uniti, contribuendo allo sviluppo dei primi programmi missilistici e spaziali americani.

Il razzo, denominato Blossom No. 4B, raggiunse un’altitudine di circa 134 chilometri, superando ampiamente la linea di Kármán, convenzionalmente considerata il confine dello spazio. Albert II divenne così il primo mammifero a entrare nello spazio.

Durante il volo furono registrati dati respiratori e cardiaci che dimostrarono come la scimmia fosse sopravvissuta sia all’accelerazione del lancio sia al rientro nell’atmosfera terrestre. Dal punto di vista scientifico, la missione fu quindi un successo e fornì informazioni preziose sugli effetti delle condizioni spaziali sugli esseri viventi.

Purtroppo, la missione si concluse tragicamente. Durante la fase finale di discesa, il sistema di recupero non funzionò correttamente: il paracadute della capsula non si aprì e il veicolo precipitò al suolo. Albert II morì nell’impatto.

Nonostante il tragico epilogo, la missione rappresentò una pietra miliare nella ricerca spaziale. Le informazioni raccolte contribuirono allo sviluppo delle successive missioni biologiche che, nel decennio successivo, avrebbero portato nello spazio numerosi animali e infine gli esseri umani.

A oltre settant’anni di distanza, Albert II rimane una figura simbolica della pionieristica era spaziale: un piccolo primate che, inconsapevolmente, contribuì a scrivere una delle prime pagine della conquista dello spazio.