IMAM Ro.63: il “cicogna” italiano che non ebbe la sua occasione

Tra i numerosi progetti aeronautici sviluppati dall’industria italiana durante la Seconda Guerra Mondiale, l’IMAM Ro.63 occupa un posto particolare. Nato dall’esigenza della Regia Aeronautica di disporre di un velivolo da osservazione e collegamento con caratteristiche STOL (decollo e atterraggio corti), il Ro.63 rappresentò il tentativo italiano di realizzare un aereo equivalente al celebre Fieseler Fi 156 Storch tedesco, che aveva impressionato per le sue eccezionali prestazioni operative.

La progettazione venne affidata alla IMAM (Industrie Meccaniche e Aeronautiche Meridionali), che sviluppò un monoplano ad ala alta dalla struttura mista in legno, tela e metallo. Pur ispirandosi chiaramente allo Storch, il Ro.63 presentava caratteristiche proprie: una fusoliera più ampia, capace di ospitare fino a quattro persone, maggiore capacità di carburante e una struttura studiata per garantire eccellenti prestazioni nelle operazioni da campi improvvisati.

Equipaggiato con un motore Hirth HM 508 da 250 cavalli e dotato di elica a velocità costante, il velivolo raggiungeva una velocità massima di circa 240 km/h e possedeva un’autonomia prossima ai 1.000 chilometri. Il primo volo ebbe luogo nel giugno del 1940 e i risultati furono estremamente promettenti. Nei test comparativi il Ro.63 dimostrò qualità tali da superare il concorrente italiano presentato per lo stesso requisito operativo.