Nel febbraio del 1944, nei cieli dell’Europa occupata, si consumò una delle tante storie di coraggio che caratterizzarono le operazioni aeree alleate durante la Seconda Guerra Mondiale. Protagonista fu un De Havilland Mosquito FB Mk VI, matricola MM401 “SB-J”, appartenente al No. 464 Squadron della Royal Australian Air Force (RAAF), basato a Hunsdon, nell’Hertfordshire.
Il 21 febbraio 1944 l’equipaggio, composto dal Capo Squadrone A. G. Oxlade e dal Tenente di Volo D. M. Shanks, era impegnato in una pericolosa missione contro un sito di lancio delle bombe volanti tedesche nel Pas-de-Calais, in Francia. Durante l’attacco il velivolo venne colpito dal fuoco della contraerea nemica, che provocò danni devastanti.
Il motore sinistro fu praticamente distrutto dalle fiamme, mentre il carrello di atterraggio di babordo venne strappato via. Come se non bastasse, una larga parte dell’ala esterna destra risultò gravemente danneggiata. In condizioni normali, un aereo ridotto in quello stato sarebbe stato considerato irrimediabilmente perduto.
Eppure il Mosquito MM401 continuò a volare. Grazie all’abilità e alla determinazione dell’equipaggio, il velivolo riuscì a raggiungere la costa inglese e ad effettuare un atterraggio d’emergenza presso il Friston Emergency Landing Ground, nel Sussex. L’atterraggio si concluse con un incidente controllato, ma entrambi gli aviatori uscirono illesi da quella che molti considerarono una vera impresa.
Le fotografie scattate dopo l’evento mostrano il Mosquito gravemente mutilato, con la gondola del motore sinistro sostenuta da un trattore cingolato per consentire la rimozione del relitto dalla pista. Inizialmente l’aereo fu classificato come riparabile, ricevendo la categoria “B”. Tuttavia, una volta valutata l’effettiva entità dei danni strutturali, la decisione venne rivista e il velivolo fu definitivamente radiato come categoria “E”, destinato alla demolizione.
La vicenda dell’MM401 rappresenta una straordinaria testimonianza della robustezza del celebre “Wooden Wonder” britannico e dell’eccezionale sangue freddo dei suoi equipaggi. Un episodio che ancora oggi ricorda come, nel mezzo della guerra, il coraggio e la professionalità potessero trasformare una missione apparentemente senza ritorno in una storia di sopravvivenza e successo.



